Foto su Facebook: privacy a rischioLa privacy degli utenti di Facebook è messa ancora una volta a rischio: tramite l'utilizzo delle applicazioni gratuite "Photo Stalker" e "Seegugio" è possibile scavalcare alcune restrizioni e visualizzare le foto degli utenti con i quali non si è stretta un'amicizia.

Gli utenti del noto social network Facebook devono fronteggiare due nuove minacce per la propria privacy: Photo Stalker e Seegugio. Si tratta di due applicazioni gratuite sviluppate appositamente per l'ecosistema di Mark Zuckerberg, con le quali è possibile in alcuni casi visualizzare le foto caricate dagli utenti con i quali non si è stretta un'amicizia virtuale. I due programmi utilizzano una falla di Facebook, ma paradossalmente non sono considerati illegali, in quanto gli utenti stessi possono proteggere le proprie foto da sguardi indiscreti attivando una particolare opzione di sicurezza che limita di fatto l'accesso ai soli amici.

Facebook Seegugio e Photo Stalker

In realtà ogni volta si carica una foto su Facebook viene visualizzato un avviso che consente di attivare immediatamente le impostazioni per la privacy, per cui i profili dai quali è possibile "spiare" le foto sono veramente pochi. In alcuni casi tuttavia, gli utenti più inesperti, frettolosi e disattenti non portano la giusta attenzione agli avvertimenti del social network e consegnano le proprie immagini personali al mondo intero. Gli utenti che utilizzano le applicazioni "Photo Stalker" e "Seegugio" sono infatti decine di migliaia: il primo software è stato sviluppato dallo statunitense Josh Carcione, e conta oltre 80.000 utenti attivi.

Seegugio è stato invece programmato da un italiano, ed è impiegato da circa 34.000 utenti. Dal momento che i due programmi sembrerebbero rispettare la policy sulla privacy di Facebook, la sicurezza dei dati è affidata alle cure dell'utente, che dovrà assicurarsi di proteggere adeguatamente i propri album fotografici. La superficialità con la quale Facebook interpreta il concetto di privacy continua ad ogni modo a destare polemiche: sono infatti ormai centinaia gli episodi eclatanti scatenati da frasi inopportune o contenuti privati ingenuamente pubblicati su Facebook, ma i dirigenti del social network, paghi del successo del loro prodotto, non sembrano intenzionati ad adottare contromisure che potrebbero rallentare la crescita del fenomeno.

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