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ASUS si arrocca per sopravvivere alla crisi

ASUS: risultati inferiori alle attese nel Q3 2018, parte un piano di riorganizzazione aziendaleASUS pubblica la relazione trimestrale per gli investitori relativa al Q3 2018 e rivede i suoi progetti: fuori gli smartphone da USA e Cina, si prepara un piano di riorganizzazione industriale di medio-lungo periodo per recuperare efficienza e competitività.

Seppure contraddistinta da un costante segno negativo, la relazione trimestrale di ASUS al termine del secondo trimestre del 2018 era improntata ad ottimismo: il colosso taiwanese prevedeva una crescita superiore al 10% nelle vendite di PC e di componenti e addirittura superiore al 50% nelle vendite di smartphone nel Q3 2018.

Purtroppo la relazione agli investitori per il Q3 2018 rivela invece che la realtà non ha rispecchiato le attese: ASUS è arretrata in Europa a causa della pressione della concorrenza, non c'è stato lo sperato boom di vendite di smartphone a livello globale (sul quale già ad agosto avanzavamo i nostri dubbi) e le vendite di componenti sono in calo per via dell'esaurirsi della spinta propulsiva del mining delle criptovalute. Lo stesso CEO, Jerry Shen, ammette che il Q3 2018 non è stato un trimestre positivo e conferma l'avvio di un processo di riorganizzazione industriale volto a recuperare competitività ed efficienza da un lato, ed a rilocalizzare la produzione fuori dalla Cina dall'altro.

ASUS registra un calo in Europa a causa della forte concorrenza

Insomma, abbiamo aperto il documento finanziario di ASUS per cercare come al solito indizi di nuovi prodotti in arrivo ma non abbiamo trovato nessun accenno a novità di prodotto, anzi ci siamo imbattuti in un'azienda che cerca di ripensare a sé stessa e che si prepara a vivere un momento di stasi.

Sugli smartphone, ASUS sembra intenzionata ad adottare una strategia fin troppo prudente, evitando di confrontarsi in mercati molto concorrenziali come quello cinese e quello americano per concentrarsi sui prodotti di nicchia. L'attenzione della Casa taiwanese dovrebbe quindi spostarsi dagli Zenfone sui ROG Phone anche se il debutto del suo primo smartphone per giocatori non sembra preannunciare trionfi (ASUS ROG Phone, dopo le passerelle del Computex, di IFA e dell'evento di lancio italiano, è finalmente realmente in vendita da oggi al prezzo di 899€ ed abbiamo dedicato una analisi precisa a questo terminale).

Altri settori con margini di guadagno meno esigui e con una competizione di prezzo meno selvaggia sui quali ASUS vorrebbe puntare nel prossimo futuro sono quello commercial e quello del gaming. Acer ed MSI hanno dimostrato che le aziende taiwanesi possono eccellere nei settori del gaming 3D e degli esports e ASUS ovviamente vorrebbe seguire lo stesso modello. D'altro canto, le vendite di sistemi business di ASUS attualmente ammontano a circa il 10% del totale e dovrebbe quindi esserci ampio spazio di manovra per una neo-costituita business unit dedicata alle macchine commercial (DELL e Lenovo sono avvisate).

La strategia di ASUS prevede un focus sul design e sui nuovi talenti

La carenza di processori Intel di fascia media e di fascia bassa che terminerà forse a fine 2019, non migliora la situazione. ASUS come tutti gli altri produttori, cercherà di tamponare ampliando l'offerta di sistemi AMD-based ma sa già che non tutti gli acquirenti sono disposti ad un simile cambiamento.

Le stime per l'ultima parte del 2018 sono piatte e, a meno di provvidenziali congiunture favorevoli, l'impasse dovrebbe protrarsi per tutto il primo semestre del 2019. ASUS non sembra farsi particolari illusioni al riguardo ed è intenzionata ad indirizzare le proprie energie e le proprie speranze di crescita verso il prossimo ciclo produttivo che inizierà nella seconda metà del 2019.

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