WiFi libero: Maroni presenta un dossier sui suoi rischiUn dossier presentato dal Ministro degli Interni sui rischi del WiFi libero frena gli entusiasmi circa una facile abrogazione del decreto Pisanu: si studia una soluzione di compromesso per semplificare le procedure burocratiche pur mantenendo la rintracciabilità degli utenti.

Stiamo seguendo le vicende del WiFi libero in Italia con grande interesse, sia personale perché in quanto utenti mobile ci tornerebbe molto utile una maggiore diffusione delle reti wireless pubbliche, sia redazionale, avendo dedicato a questo tema già diverse notizie ed un approfondimento già a luglio, quindi prima che l'abolizione del decreto Pisanu divenisse argomento d'attualità.

No WiFi libero

A seguito della campagna e della raccolta di firme promossa da L'Espresso, si era registrata un'adesione bipartisan all'iniziativa che sembrava potesse portare alla cassazione del decreto Pisanu, che stabilisce una lunga trafila burocratica e l'obbligo di schedatura da parte degli esercenti interessati ad offrire accesso WiFi ai propri utenti/clienti.

Il ministro Brunetta aveva accolto con favore la proposta e se n'era addirittura fatto promotore presso i colleghi, incassando anche un placet dal collega Maroni e l'impegno a discutere la questione al primo Consiglio dei Ministri.

Tuttavia al CdM del 22 ottobre l'argomento non è stato messo all'ordine del giorno, anzi il Viminale ha presentato un dossier che denuncia i rischi legati al WiFi libero. La battuta d'arresto però non sembra destinata ad interrompere definitivamente il processo di liberalizzazione: sarebbe allo studio una soluzione di compromesso volta ad eliminare la schedatura pur mantenendo una qualche forma di rintracciabilità degli utenti, anche solo un numero di cellulare.

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