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LulzStorm: attacco alle Università italiane

LulzStorm: attacco alle Università italianeL'offensiva contro istituzioni, aziende e altri centri nevralgici partita qualche tempo fa, ad opera di crew di cracker come LulzSec e Anonymous, continua. A farne le spese questa volta sono state le università italiane più importanti.

"Si tratta di un grande giorno per tutti noi e di uno pessimo per le università italiane. I loro siti sono pieni di falle. Alcuni di loro pensano di essere sicuri. E voi italiani, fornite a questi idioti i vostri dati? Si tratta di uno scherzo? Cambiate le password. Cambiate il concetto di sicurezza e rivedete il vostro sistema, università. Avremmo potuto diffondere molti più dati e avremmo potuto anche distruggere l'intera mole dati dei database e del network".

Pirateria informatica

Questo è il messaggio diffuso su twitter all'indomani dell'attacco informatico da parte di LulzStorm a danno dei server di 18 università italiane Bologna (Antoniano e Unibo), Cagliari, Milano (Politecnico, Bocconi e Bicocca), Bari, Foggia, Lecce, Messina, Modena, Napoli, Pavia, Roma, Salerno, Siena, Torino e Urbino. LulzStorm, il cui nome rimanda a un'altra crew divenuta famosa nelle scorse settimane LulzSec, ha sottratto password e altri dati sensibili e che nel nome rimanda . Ma che cosa sta succedendo? Al di là del danno perpetrato da tutti, compreso Anonymous, che hanno attaccato aziende come Sony e istituzioni come la CIA, lo stato dell'Arizona, ma anche le strutture Internet della Camera dei deputati, del Senato, dell'Eni, dell'Enel, della Finmeccanica, di Mediaset e della Rai, c'è molto su cui riflettere.

Da un lato infatti si stanno facendo largo forme di protesta legate allo specifico della Rete e dall'altro bisognerebbe avviare una forte riflessione sull'attuale livello di sicurezza dei nostri dati in Rete e della nostra privacy. Fermo restando che, come tutte le forme di protesta "violenta" che provochino danni a terzi e persone innocenti, sono da condannare, gli atti perpetrati da LulzSec, Anonymous e ora LulzStorm, in breve tutte quelle azioni di sabotaggio informatico che vanno sotto l'etichetta "Anti-Security" tratteggiano un nuovo scenario.

Di quanto Internet e il concetto di virtualità stiano incidendo a fondo nella nostra società e nella nostra cultura spesso non ce ne rendiamo conto fino in fondo, ma è ovvio che anche nel contesto della protesta e addirittura della rivoluzione, le cose stanno cambiando. Scioperi, sollevazioni, cortei di protesta e persino le rivoluzioni armate sono infatti legate indissolubilmente a un mondo "fisico" in cui le azioni dovevano essere altrettanto concrete e potevano comunque intervenire solo su situazioni specifiche, circoscritte e locali. Con Internet ora tutte queste forme di protesta sono superate. Tutte queste azioni rappresentano altrettante forme di protesta del tutto nuove, che manifestano un malessere verso le istituzioni da parte di giovani e giovanissimi, che ormai si esprimono attraverso strumenti radicalmente diversi dal passato e legati alla cultura della Rete. Oltre però a sollevare un interesse per la loro specificità, tali azioni dovrebbero farci riflettere anche su un aspetto che riguarda tutti noi, chiunque viva in questo mondo, a prescindere dal fatto che condivida o meno tali proteste o persino solo la loro forma ed è il problema della sicurezza dei dati in Rete.

La frase riportata all'inizio è chiara nella sua programmaticità: tali gruppi vogliono essere un allarme per la società contemporanea, soprattutto per la pubblica opinione, che spesso non si accorge di affidare ciecamente e molto superficialmente i propri dati a enormi organizzazioni, statali o commerciali, i cui fini spesso non sono chiari, in parte o del tutto e il cui livello di sicurezza e abbastanza fittizio, nonostante alcune di esse abbiano nomi che farebbero pensare tutt’altro (la CIA ad esempio).

I dati personali, le password, i documenti, sono ormai il cuore della nostra vita, almeno per quanto concerne la dimensione sociale (banche, istituzioni, ma anche social network e servizi di tutti i tipi), ma possono essere anche fonte di guadagni per la pubblicità, per i database, nonché fonte di manipolazione della realtà, sia da parte dei governi che di istituzioni o gruppi di provati, come ad esempio Wiki Leaks, alla cui difesa ad esempio si richiamavano esplicitamente proprio le azioni della crew Anonymous.

Viviamo ormai in un mondo in cui per la maggior parte del tempo non ci è più dato l'accesso al dato reale in sé, ma solo attraverso dati prodotti da altri. In un contesto di questo tipo interrogarci sul reale livello di sicurezza dei dati online offerto attualmente dalle varie istituzioni, dalle aziende e dagli stessi Stati, oltre alle finalità e alle modalità con cui essi vengono utilizzati, sarebbe, io credo, un nostro diritto-dovere di cittadini.

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