Robotocists Charlie, una scimmia per robot

Robotocists Charlie, una scimmia per robotDi androidi che mimano diversi aspetti dell'essere umano ce ne sono ormai diversi, nati sia a scopo scientifico che intrattenitivo, ma per capire esattamente come ci siamo evoluti fisiologicamente da quadrupedi a bipedi era necessario realizzare un robot che fosse una scimmia, ma che forse, grazie alla spina dorsale flessibile e a diversi altri accorgimenti, potrà diventare un essere umano.

Evoluzione. Adattamento. Cosa fa sì che da primati ci siamo evoluti in quello che siamo attualmente, almeno da un punto di vista strettamente fisiologico e biomeccanico? Cosa ha determinato la possibilità che, qualche milione di anni fa, un nostro antenato si rizzasse sulle zampe posteriori in posizione bipede, per non tornare più indietro? E' quanto si propongono di comprendere gli scienziati del German Research Center for Artificial Intelligence (DFKI) di Brema col loro ambizioso progetto Charlie, un robot che ricorda una scimmia ed è in grado di avanzare a quattro zampe ma anche di mettersi in piedi sulle due posteriori.

Charlie robot

Non sappiamo se sia un caso oppure se il nome sia un diretto riferimento a Charles Darwin, ma questo robot si propone proprio di indagare il complesso rapporto tra struttura fisica, evoluzione e capacità di analizzare il terreno per comprendere come sia stato possibile diventare bipedi da quadrupedi. Due infatti sono gli aspetti cruciali di Charlie, l'essere dotato di una colonna vertebrale flessibile che gli consente di muoversi in sei diverse direzioni come noi e la presenza di ben sessanta sensori nei piedi, tramite i quali è in grado di raccogliere ed analizzare una certa quantità di dati per valutare la tipologia della superficie, la quantità di forza applicabile al suolo e prendere in base ad essi decisioni complesse come ad esempio avanzare su due o quattro zampe.

In realtà attualmente Charlie, i cui movimenti sono resi possibili da una serie di attuatori e motori indipendenti che cercano di mimare il più possibile la complessa struttura di ossa, muscoli e tendini che ci consente il movimento, non è capace di camminare su due zampe ma solo di alzarsi in piedi in quella posizione, tuttavia potrà imparare a farlo, proprio imparando ad interpretare i dati in suo possesso. In futuro comunque robot di questo tipo avranno anche applicazioni pratiche, ad esempio potranno essere impiegati per l'esplorazione di pianeti distanti ma anche semplicemente per assistere anziani o altre persone disabili.

Ultimo aggiornamento Martedì 01 Aprile 2014 18:50