Greenpeace contro cloud computing e serverL'associazione per la protezione dell'ambiente Greenpeace ha appena pubblicato una nuova relazione che punta il dito contro la crescente popolarità del cloud computing, sottolineando i suoi effetti nocivi indiretti.

Prendendo come esempio iPad, il prossimo tablet di Apple, ed i vari servizi di Google, Greenpeace spiega: "La crescita di questa tecnologia richiede una forte domanda di energia. Visto che i contenuti devono essere inviati in tempo reale (la montagna virtuale di video, di immagini e di altri dati) è necessario archiviarli online per poter offrire un accesso istantaneo". Anche se Greenpeace precisa di non voler puntare il dito contro Apple o altre società del settore, sollecita tutti a rendere più efficiente la "propria" infrastruttura.

Cloud computing e ambiente

Secondo l'associazione ambientalista, infatti, sono i server la causa principale dello "spreco incontrollato di energia". Greenpeace ricorda che è possibile realizzare dei database con ridotti consumi energetici. Facebook ad esempio avrebbe organizzato nel mese di gennaio una commissione per realizzare in partenariato con altre società PacifiCorp, una centrale in cui l'energia è creata dalla combustione del carbone. Parallelamente Yahoo! e Google puntano sulle energie rinnovabili: il primo auspica una centrale idro-elettrica a Buffalo, New York mentre il secondo si affida alla sua filiale Google Energy.

Per evitare che il cloud computing si riduca ad una nube di smog, sarebbe sufficiente una maggiore attenzione ai consumi anche nei datacenter. Si potrebbero così estendere i benefici derivanti dalla delocalizzazione e dalla flessibilità della "nuvola" anche all'abiente.

Commenti