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Google Dashboard non basta, serve fare di più!

Google Dashboard: serve fare di piùAd un giorno dal lancio ufficiale del servizio Google Dashboard per tutelare la privacy degli utenti, l'Istituto italiano per la Privacy si congratula e pensa al futuro sollecitando altri operatori ICT a seguire l'esempio dell'azienda di Mountain View.

Nella giornata di ieri, vi abbiamo comunicato il lancio di un nuovo servizio dell'azienda di Mountain View, denominato Google Dashboard. L'utility è stata pensata per gli utenti e per proteggere i loro dati. Attraverso una pagina di Google, gli iscritti ai servizi di Big G potranno accedere, modificare, gestire e controllare le proprie informazioni personali, sempre più spesso rese pubbliche attraverso i social network e i motori di ricerca.

Google Dashboard: serve fare di più 

L'Istituto Italiano per la Privacy ha comunicato, tramite una dichiarazione del presidente Luca Bolognini, di apprezzare il nuovo strumento varato da Google, soprattutto per l'intento e la volonta dell'azienda di Mountain View di proteggere i dati degli utenti e lavorare incessantemente per mantenere alta la riservatezza delle informazioni sensibili. L'obiettivo dell'intera comunità di Internet è quello di raggiungere una tutela completa della privacy degli internauti e i colossi del Web stanno muovendo i primi passi.

Come sottolinea Bolognini, la speranza futura è quella che altre aziende del mondo IT adottino questa politica, estendendola non solo agli utenti registrati, ma anche a quegli internauti che navigano sul Web senza attivare account. Rimangono ancora incontrollate, pero', alcune informazioni come i log di ricerca (contenuti delle ricerche, indirizzi IP, tempi delle richieste e cookie identificativi del browser), o le impostazioni, o cookies nonché i dettagli sui database usati per il behavioural advertising.
Ricordiamo infatti i motori di ricerca conservano i log degli utenti fino a 9 mesi (in alcuni casi anche 24 mesi), rendendoli successivamente anonimi, mentre i cookies hanno una vita di 18 mesi. Spesso gli internauti ignorano le dinamiche del Web, mettendo a rischio la propria privacy.

Bolognini aggiunge: “Confidiamo nel fatto che Google e tutti gli altri operatori della rete recepiscano quanto prima le indicazioni della comunità scientifica e del Gruppo di lavoro dei Garanti Europei (Article 29) sulla durata di conservazione dei dati personali e sulle informative preventive da fornire agli utenti, rispettandone il diritto di opzione. Le soluzioni, infatti, non dovrebbero essere troppo restrittive (non avrebbe senso chiedere un consenso agli utenti per ogni pagina web visitata o per ogni cookie inserito, la qual cosa renderebbe Internet inutilizzabile e azzererebbe il mercato) ma si dovrà comunque proteggere meglio la riservatezza e l’autonomia di chi naviga. Servono regole, ma anche tecnologie amiche della privacy.”

 

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