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Frequenze LTE in Italia a rischio

Frequenze LTE in Italia a rischioQuando sembrava tutto pronto per l'asta per l'assegnazione delle frequenze, il ministero della Difesa si dichiara disponibile alla cessione della sua banda, ma sotto compenso economico. Cosa cambiera?

A settembre, si terrà l'asta per l'assegnazione delle frequenze che saranno impiegate per la realizzazione delle reti mobile LTE. Dalle ultime indiscrezioni, il pacchetto avrebbe raccolto sia le frequenze a 800MHz, passate dalle TV locali al digitale terrestre, sia le frequenze a 2.6GHz messe a disposizione dal ministero della Difesa. Tale soluzione avrebbe comportato un profitto economico di circa 2.4 miliardi di euro, somma già prevista nella legge di stabilità 2011.

Banda larga e operatori

I piani del governo però devono fare i conti con alcune difficoltà. Le TV locali hanno dichiarato una netta opposizione per l'assegnazione di frequenze dai 790 agli 862 MHz (canali dal 61 al 69), mentre il ministero della Difesa è tornato sui suoi passi, dichiarandosi intenzionato ad abbandonare la propria banda solo sotto un compenso economico. Questo nuovo quadro porterà dei cambiamenti: le frequenze da 2.6GHz verranno utilizzate per coprire le città, mentre la banda da 800MHz potrebbe essere destinata alle zone periferiche e rurali, ma meno interessanti per gli operatori telefonici.

Con i nuovi sviluppi, l'asta attesa per settembre potrebbe saltare, ma il ministro dello Sviluppo Economico (nella persona di Paolo Romani) ha voluto chiarire e rassicurare tutti sull'utilizzo delle frequenze, sottolineando che quelle messe a disposizione dalla Difesa sono ancora libere.

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