La Cina censura Google
Il governo cinese torna ad attaccare il motore di ricerca Google, reo secondo il Ciirc di aver ignorato le disposizioni anti-pornografia; a seguito della minaccia di blocco per i siti esteri, la multinazionale statunitense si è piegata ancora una volta alla censura.A distanza di pochi giorni dall'ultimo episodio di censura informatica in Cina, il Ciirc (China Internet Illegal Information Reporting Centre) torna a tormentare i motori di ricerca internazionali: a farne le spese è ancora una volta Google, che già nei mesi di gennaio e marzo 2009 ha dovuto piegarsi ad alcuni blocchi imposti al proprio search engine ed al sito di condivisione video YouTube. L'accusa è sempre la stessa: secondo il Ciirc Google non rispetterebbe le norme anti-pornografia previste dal governo cinese.

L'agenzia di controllo cinese si è dichiarata pronta a bloccare completamente l'accesso ai siti esteri su Google, nel caso non fossero state accolte le sue richieste. Prontamente il gigante di Mountain View ha annunciato la sua totale disponibilità, assicurando che farà di tutto per rimuovere dal proprio motore tutti i collegamenti ai contenuti "volgari". In realtà, dietro le quinte si continua ad assistere ad un vero e proprio scambio di interessi: Google non può permettersi di perdere un "cliente" importante come la Cina, che con oltre 300 milioni di utenti è il primo paese a livello globale per numero di internauti, mentre il governo cinese persevera nel mascherare la censura anti-regime come misura contro la pornografia.
Le richieste del Ciirc sono giunte infatti con una tempistica perfetta: solamente alcuni giorni fa infatti (3 giugno) si celebrava il ventesimo anniversario dal massacro di piazza Tiananmen. L'ennesimo episodio di censura si aggiunge dunque oggi. Ricordiamo che dal primo luglio, tutti i computer venduti in Cina saranno provvisti di un filtro software preinstallato teso a proteggere i navigatori dai siti ritenuti "pericolosi".
Ultimo aggiornamento Lunedì 22 Giugno 2009 12:02

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