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Google e Wikipedia capeggiano la rivolta contro SOPA

Google, Wikipedia e altri big del Web inscenano una protesta contro SOPACome previsto, numerosi siti hanno scelto di esprimere il loro dissenso contro i due progetti di legge SOPA (“Stop Online Piracy Act”) e PIPA (“Protect IP Act”) oscurando tutte o alcune pagine Web. Google si è unito alla protesta: in USA, il suo logo è coperto da una banda nera e reindirizza alla pagina in cui è pubblicata la petizione online contro i due disegni di legge, che si teme possano determinare una censura del Web.

Sulla pagina principale di Google, al posto dei noti doodle che spesso di ci ricordano festività e personaggi della storia, ieri ha campeggiato un nastro nero che lasciava solo intravedere il logo di Google. E' questa una delle rare volte in cui il motore di ricerca prende una posizione, così chiara e netta, per cause terze. Cliccando sul logo, l'utente era reindirizzato alla petizione online che invita a denunciare il pericolo nascosto dietro i testi SOPA  (“Stop Online Piracy Act”) depositato alla Camera dei rappresentanti e PIPA (“Protect IP Act”) depositato al Senato.

Protesta e raccolta di firme contro SOPA e PIPA

Le due leggi, secondo Google, "determinerebbero la censura del Web ed imporrebbero una cattiva gestione degli affari americani". Nel resto del mondo, il logo di Google non è cambiato, ma in alcuni Paesi è comunque presente nella homepage un link che indirizza alla petizione online. Wikipedia, come promesso, è stata la prima ad auto-censurarsi ed è uno degli oltre 100 siti più importanti del Web censiti da sopastrike.com, tra cui spiccano grandi nomi come Craigslist, Mozilla, Boing Boing, il network I Can Has Cheeseburger o Minecraft.net. Aggiungendo siti minori e blog, il numero dovrebbe raggiungere i 7000 partecipanti.

Ma cosa cambierà con SOPA e PIPA? Le due leggi daranno al governo americano dei mezzi e degli strumenti molto efficaci contro la violazione del copyright. Spinti dalle case discografiche e cinematografiche americane, i due testi prevedono in particolare che le autorità americane possano imporre, senza alcun contenzioso, agli ISP il blocco di un sito attraverso i DNS, fin quando non sarà chiarita la controversia. Tutti gli oppositori naturalmente denunciano che simili misure d'urgenza potrebbero determinare una censura "non giustificata" di alcuni siti o servizi. Riuscirà la petizione a fermare l'iter di queste leggi?

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