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Download illegale per il 57% di giovani italiani

Download illegaleIl mondo del cinema è in allarme per la diffusione illegale dei contenuti protetti da copyright; il fenomeno dilaga soprattutto tra i giovanissimi, che per il 57% hanno scaricato almeno una volta materiale illegale da internet.

L'argomento chiave all'ultima giornata degli Stati Generali del Cinemaè stato quello della pirateria informatica, piaga in grande crescita soprattutto in Italia, che detiene il secondo posto del tassi di illegalità su internet in Europa, alle spalle solo della Francia. Nonostante la diffusione della banda larga sia tutt'altro che in salute nel nostro paese, il download illegale ha assunto proporzioni sempre maggiori, soprattutto tra i giovani compresi tra i 13 ed i 17 anni, tra i quali vi è il 57% di piccoli pirati, mentre crescendo con l'età il fenomeno risulta meno esteso.

Pirate Bay

La condivisione illegale dei contenuti protetti da diritti d'autore, ma anche l'enorme crescita delle attività di noleggio illegali, causano ogni anno una perdita di milioni di euro alle case cinematografiche, discografiche e software house.Secondo il presidente della SIAE, Giorgio Assumma, la pirateria avrebbe iniziato ad assumere caratteri sempre più pericolosi, catturando l'interesse delle organizzazioni criminali. L'inversione della tendenza non è cosa facile. I tentati interventi della Guardia di Finanza per debellare i grandi siti di torrent sharing si sono rivelati dei flop: ricorderemo la recente chiusura del website Colombo-bt , al momento attuale puntualmente online, o il ciritcatissimo intervento di oscuramento di Pirate Bay, con reindirizzamento e schedatura sul sito IFPI (International Federation of the Phonographic Industry), prontamente aggirato dai webmaser svedesi.

Secondo alcune personalità europee, bisognerebbe avanzare sanzioni penali nei confronti di chi viola il diritto d'autore, ma la maggiorparte delle proposte sono state irrimediabilmente bocciate a causa del conflitto di interessi tra differenti nazioni. D'altra parte in Italia la privacy dell'utenza ha avuto fino ad oggi sempre ragione di ogni causa in tribunale, come ricorderemo per la questione PepperMint, conclusasi con un rigetto delle accuse della casa discografica tedesca. Ancora un nulla di fatto dunque, anche se forse bisognerebbe chiedersi se la crescente sensazione di illegalità non sia da attribuirsi in primo luogo al pessimo esempio di rettitudine proposto dalle maggiori autorità.

 

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